
Un termostato che spegne il riscaldamento quando si apre la finestra, una telecamera che invia un avviso sul telefono alle 22:00, un braccialetto che vibra dopo trenta minuti di inattività: interagiamo ogni giorno con dispositivi connessi senza sempre comprendere cosa accade tra il sensore e lo schermo dello smartphone.
Dietro a queste automazioni, c’è un assemblaggio preciso di componenti, protocolli e, da poco, di vincoli normativi europei che cambiano le regole del gioco per i produttori come per gli utenti.
Ciò che distingue un dispositivo connesso da un dispositivo elettronico classico
Un radiatore elettrico a manopola scalda, punto. Un radiatore connesso scalda, misura la temperatura ambiente, trasmette questo dato a un’applicazione e regola la sua potenza secondo un programma orario o un comando a distanza. La differenza sta in tre mattoncini tecnici impilati nello stesso involucro.
Il primo mattoncino è il sensore che raccoglie una grandezza fisica: temperatura, movimento, luminosità, umidità, battito cardiaco. Il secondo è un microcontrollore integrato che elabora localmente l’informazione grezza (filtraggio, soglia di attivazione, formattazione). Il terzo è il modulo di comunicazione (Wi-Fi, Bluetooth, Zigbee, rete mobile 4G/5G) che invia i dati a un server remoto o a un altro dispositivo della rete domestica.
Senze questo terzo mattoncino, abbiamo un sensore autonomo. Con esso, entriamo nell’Internet delle cose (IoT): il dispositivo può ricevere istruzioni, trasmettere dati e attivare azioni a distanza. Per approfondire la definizione e funzionamento dei dispositivi connessi, si osserva che è proprio questa capacità di scambio bidirezionale a far passare un oggetto dallo stato passivo a quello intelligente.

Protocolli di comunicazione: scegliere in base alla portata e al consumo
Colleghiamo una lampadina connessa, essa appare nell’applicazione, e non ci pensiamo più. A meno che un giorno il segnale non si interrompa tra il router e il garage, o quando la batteria del sensore della porta si scarica in tre settimane invece di sei mesi. Il protocollo di comunicazione scelto dal produttore condiziona direttamente la portata, l’autonomia e la reattività del dispositivo.
Wi-Fi, Bluetooth e Zigbee nella casa connessa
Il Wi-Fi offre un’alta velocità e una compatibilità immediata con il router Internet, ma consuma molta energia. Lo troviamo su telecamere di sorveglianza e altoparlanti connessi, dispositivi collegati alla rete elettrica in modo permanente.
Il Bluetooth Low Energy (BLE) consuma poco ed è adatto per oggetti alimentati a batteria (sensori di temperatura, tracker di attività). La sua portata rimane limitata a una decina di metri in interni, il che impone di rimanere vicini allo smartphone o a un hub.
Zigbee funziona in rete mesh: ogni dispositivo rilancia il segnale dei suoi vicini, il che estende la copertura senza aggiungere un ripetitore. È il protocollo preferito dei sistemi domotici dove si moltiplicano i sensori (persiane, illuminazione, rilevatori di apertura). I feedback variano su questo punto a seconda della densità dei muri portanti e della disposizione delle stanze.
Reti a lungo raggio per usi esterni
Per un sensore di umidità installato in un campo o un tracker GPS su un veicolo, né il Wi-Fi né il Bluetooth sono sufficienti. Le reti LPWAN (LoRa, Sigfox) e le reti cellulari (4G/5G) prendono il sopravvento:
- LoRa trasmette piccole quantità di dati su diversi chilometri con un consumo molto basso, adatto per sensori agricoli o contatori intelligenti.
- La rete cellulare 4G/5G offre una velocità più elevata e una copertura nazionale, utilizzata per telecamere di cantiere o telemedicina integrata.
- Sigfox si posiziona su messaggi brevi e poco frequenti, tipicamente la geolocalizzazione di beni industriali o l’invio di allerta.
La scelta del protocollo non è da sottovalutare: determina l’autonomia della batteria e l’affidabilità del collegamento tra l’oggetto e il resto del sistema.
Cyber Resilience Act: cosa cambia la normativa europea per gli oggetti connessi
Fino a poco tempo fa, la sicurezza software di un termostato o di una serratura connessa dipendeva dalla buona volontà del produttore. Il regolamento europeo Cyber Resilience Act (CRA), riferito (UE) 2024/2847, cambia questa logica. Rende la cybersicurezza obbligatoria per tutti i prodotti contenenti elementi digitali venduti nell’Unione europea.
Due scadenze concrete riguardano direttamente i dispositivi connessi di consumo:
- A partire dal 11 settembre 2026, i produttori devono notificare entro 24 ore qualsiasi vulnerabilità attivamente sfruttata e qualsiasi incidente grave che influisca sulla sicurezza dei loro prodotti.
- A partire dall’11 dicembre 2027, solo i dispositivi conformi ai requisiti del CRA e dotati di un marchio CE che integra il capitolo sulla cybersicurezza potranno essere commercializzati sul mercato europeo.
In pratica, ciò significa che i produttori dovranno fornire aggiornamenti di sicurezza gratuiti per tutta la durata del supporto previsto del prodotto. Le pratiche del settore convergono verso diversi anni di supporto per i dispositivi connessi di consumo. Un dispositivo senza impegno di aggiornamento non potrà più essere venduto legalmente nell’UE dopo la fine del 2027.

Sicurezza della rete domestica: gesti concreti che proteggono i tuoi dati
Il CRA impone obblighi ai produttori, ma la sicurezza di una rete domestica connessa dipende anche dalla configurazione lato utente. Alcune azioni riducono significativamente la superficie di attacco.
Cambiare la password predefinita del router e di ogni dispositivo connesso rimane il primo riflesso. Molti dispositivi escono dalla fabbrica con identificativi generici (admin/admin, 0000) che figurano nelle banche dati pubbliche sfruttate dagli attaccanti.
Creare una rete Wi-Fi separata per i dispositivi connessi isola il traffico IoT dal resto dell’attività digitale (computer, smartphone). La maggior parte dei router recenti consente di configurare un secondo SSID in pochi minuti. Se la telecamera o la lampadina viene compromessa, l’attaccante non ha accesso ai file personali né alle sessioni bancarie.
Applicare gli aggiornamenti firmware non appena disponibili corregge le vulnerabilità identificate. Con il CRA, questi aggiornamenti diventeranno più sistematici, ma è comunque necessario installarli. Attivare l’aggiornamento automatico quando l’opzione esiste evita dimenticanze.
La moltiplicazione dei dispositivi connessi in casa (illuminazione, riscaldamento, salute, sicurezza, musica) rende la rete domestica altrettanto sensibile quanto un piccolo sistema informativo. Trattarla come tale, con password uniche, una rete segmentata e aggiornamenti seguiti, protegge sia i dati personali che il buon funzionamento di ogni dispositivo.